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Andiamo in Ungheria, lontano dai soliti itinerari. Viaggio virtuale guidato da Luciano Alberton
09-06-2010 EVENTI CULTURALI
E' partito da Budapest, dalla bellissima Piazza degli Eroi, dove sorge il monumento eretto nel 1896 per celebrare il primo millennio dell' arrivo delle tribù magiare nel bacino dei Carpazi, avvenimento che gli ungheresi chiamano “la conquista della Patria”, il viaggio “virtuale” in Ungheria proposto dalla Pro Loco di Gradisca nel quadro delle sue iniziative culturali. Introdotto dall' assessore alla cultura arch. Paolo Bressan, e' stato Luciano Alberton, che conosce molto bene l' amica Nazione ungherese, a guidare in questo viaggio i numerosissimi convenuti nella sala al primo piano del Palazzo del Monte di Pietà, proponendo un itinerario diverso dal solito, ma assolutamente fattibile in sei-sette giorni, vale a dire la durata media di una vacanza itinerante.
“Di solito -ha detto Alberton- le comitive di turisti o i turisti singoli a Budapest arrivano e da lì non si muovono, se non per qualche puntatina in battello a Szentendre o Visegrad, località vicine alla capitale. Noi invece da Budapest partiamo”. Ed il viaggio, commentato da Alberton e illustrato da oltre un centinaio di fotografie da lui stesso scattate, ha toccato prima l' Hungaro Ring, il circuito automobilistico di formula1, dove ogni agosto, dal 1987, si corre il Gran Premio d' Ungheria, e la cittadina di Godollo, dove sorge Palazzo Grassalkovich, luogo preferito di residenza dell' Imperatrice Elisabetta quando si trovava in Ungheria. Poi i laghi del Tibisco e la località di Tiszafured, dove è possibile osservare una natura ancora incontaminata e migliaia di uccelli, delle più svariate specie, che vi soggiornano o vi sostano durante la buona stagione o nei periodi di passo.
Ecco poi il piccolo villaggio di Hortobagy, centro della più grande “puszta” ungherese e del più grande parco naturale nazionale con i suoi ottantamila ettari. Qui vivono, allo stato semi brado, specie che è possibile osservare solo in Ungheria, come i cavalli “nonius”, diretti discendenti dei cavallini montati dai guerrieri magiari al loro arrivo in queste terre, o come i grandi bovini grigi dalle immense corna, o come ancora le pecore “racka” dalle corna a tortiglione o i maiali “mangalica” dal pelo bianco, rosso o nero. E qui è possibile ammirare anche i bufali d'acqua e i simpatici asinelli della “grande pianura” che se ne vanno in giro da soli in piccoli branchi e poi quei grandi uccelli che sono le otarie, che vivono però in zone assolutamente protette, visitabili solo con una guida. Protagonisti di questo mondo perso nel tempo sono i bovari, i pecorai, i porcai, tutti con i loro costumi tipici, ma specialmente i cavallari o butteri, che sembrano fare corpo unico con i loro cavalli; e ancora i cani che con gli uomini collaborano nel governo degli animali: i possenti “komondor” e “kuvasz”, addetti alla difesa delle mandrie e dei greggi, e i piccoli “puli”, cani da pastore capaci di “guidare” senza fatica mandrie di 70-80 bovini.
E a Hortobagy è stata proposta la prima sosta gastronomica, per la degustazione del “bogracsgulyas”, vale a dire la zuppa di gulyas nel paiolo, piatto coloratissimo e saporitissimo, di grande impatto visivo e gustativo.
La meta successiva è stata Debrecen, capitale della “grande pianura”, seconda città d' Ungheria e centro della confessione calvinista, tanto da essere chiamata la “Roma Calvinista”. Ma anche città storicamente e artisticamente importante: è stato qui, precisamente nel grande tempio calvinista, che nel 1848 si è riunita la prima assemblea nazionale del popolo ungherese in rivolta contro gli Asburgo e da qui, nel 1849, Lajos Kossuth ha lanciato la dichiarazione d' indipendenza del Paese. Ed è qui, precisamente nel Museo Deri, che è possibile ammirare, la trilogia della Passione: tre opere pittoriche di grandi dimensioni dedicate dal pittore Mihaly Munkacsi al processo e alla crocifissione di Cristo. E, come ha sottolineato Alberton, merita spingersi fino a Debrecen solo per ammirare questi tre capolavori.
Il passo successivo ha portato l' uditorio dalla “grande pianura” alla cittadina di Tokaj, fra l' altro gemellata con la nostra Cormons. Patria di celebri vini, Tokaj è un simpatico centro, rimesso quasi completamente a nuovo negli ultimi anni, con una bellissima parte storica e cantine vinicole di tutte le dimensioni. Ammirata la Sinagoga, anch' essa restaurata di recente e divenuta sede di iniziative culturali di grosso spessore, una visita è stata dedicata al Museo del Vino di Tokaj, dove fra le tante etichette di vini tocai di tutto il mondo è possibile osservare anche l' etichetta del Tocai del Mulin Vecio dei Fratelli Spessot di Gradisca.
A Tokaj, dopo una degustazione virtuale di un eccelso “Aszu”, il vino liquoroso più famoso della zona, è stata presentata la seconda proposta gastronomica, cioè l' assaggio di uno dei piatti della cucina ungherese più saporiti, e meno conosciuti dal turista comune: la zuppa di pesce, “halaszlè” in lingua magiara, nelle sue varie versioni, seguita dal classico “turos csusza”, cioè pasta con ricotta, che sempre viene abbinata alla zuppa di pesce. E da bere un profumato Furmint, vino bianco secco, ben accostato ai cibi scelti.
E poi via verso Eger, una delle più belle città ungheresi, di soli 70 mila abitanti, ma con una grande storia alle spalle. E' ad Eger che studiarono i tre figli di Re Santo Stefano: Enrico (qui sepolto), Ladislao III e Imre Andrea II. Ed è ad Eger che gli ungheresi segnarono una pagina di gloria nella loro resistenza contro i Turchi. Infatti, nel 1551, asserragliati nella fortezza che domina il centro cittadino, 2000 soldati magiari, al comando del capitano Dobo Istvan, riuscirono a fermare l' avanzata di oltre 200.000 ottomani, costretti dopo un mese di assedio a ritirarsi. Ma i Turchi si ripresentarono nel 1596 e questa volta la città cadde, rimanendo sotto la dominazione della Mezzaluna fino al 1687. Di quel periodo rimane il bel minareto, che è possibile ammirare nella piazza omonima. A Eger, poi, c' è da vedere, oltre al Castello, la cattedrale cattolica, la chiesa di Sant' Antonio, la splendida chiesa ortodossa con una incredibile iconostasi e il museo del marzapane, dove c'è una perfetta riproduzione di un pallone per il calcio con i nomi e gli autografi dei componenti la nazionale di calcio ungherese, che all' inizio degli anni '50 dello scorso secolo meravigliò il mondo.
E prima di andarsene da Eger giova assaggiare alcuni dei vini che si producono sulle colline intorno alla città e che sono offerti ai visitatori nella Valle della Bella Donna, dove scegliendo fra una sessantina di piccole cantine ci si può accostare al corposo rosso Egri Bikaver (Sangue di Toro di Eger) o all' elegante bianco Egri Leanyka (Fanciullo di Eger) o a una vasta gamma di altri vini.
A questo punto, ha sottolineato Alberton, il viaggio volge alla fine: una sosta ad Holloko, primo villaggio ad essere dichiarato patrimonio mondiale dell' umanità dall' UNESCO, dove la vita si è fermata a 200 anni fa, ed eccoci di nuovo a Budapest, sulla collina di Buda, da dove lo sguardo spazia sul maestoso Danubio e sui ponti che collegano Buda a Pest.
Finito il viaggio virtuale, è iniziato un viaggio reale, sia pur limitato, nella eno-gastronomia ungherese. A tutti i partecipanti all' incontro è stata offerta una delle più allettanti zuppe ungheresi: il babgulyas, gulyas di fagioli preparato e servito dall' equipe della Pro Loco, guidata dalla presidente Marina Civitillo, in abbinamento ad una serie di vini ungheresi delle zone di Tokaj, Eger e Badacsony, a confronto con i nostri vini. Degustazioni molto gradite, concluse con un brindisi augurale alle fortunate iniziative della Pro Loco gradiscana, veramente degna di encomio.
L.A.
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COMMENTI: 1

#1 - 09-06-2010 - 14:39:51 - Fortunato ha scritto:
Complimenti
Grazie alla Pro Loco e a Luciano Alberton per la bella presentazione.
Complimenti anche per la video-presentazione: sono iniziative da ripetere!

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